La risalita d'umida: come debellarla

Grande classico dei fabbricati storici o, in generale, risalenti: il piano terra presenta risalite di umidità dal terreno.


La ragione per la quale questo accade è, spesso, che il piano terra è direttamente a contatto con il terreno, ovvero il solaio è un basamento che poggia direttamente contro terra, senza che vi sia uno "strato di separazione" tra questo e il terreno.
In pratica non √® stata realizzato il "vespaio", la cui funzione √® proprio fare da cuscinetto tra il suolo e il piano di calpestio.

Già gli antichi romani riconoscevano l'importanza di questo elemento, al punto tale da realizzare l'intercapedine con anfore, vasi o mattoni.



Giusto per annotare come il vespaio non sia certo tecnologia nuova; tuttavia negli anni si √® evoluto ed √® stato realizzato sia in sospensione (in questo caso il solaio si innesta nelle murature perimetrali, quindi non tocca terra) sia con riempimento in pietrame o ghiaia.

Venendo ai giorni nostri, la funzione del vespaio è ancora assolutamente riconosciuta qualora sotto il piano terra non vi fosse un piano interrato a fungere da separatore e può essere realizzato sia con ghiaia che con "igloo".

In entrambi i casi vanno previsti dei fori di aerazione che mettano in comunicazione l'intercapedine con l'esterno, per garantire la circolazione di aria, l'evacuazione di eventuali formazioni di umidità e del gas radon.

Questi fori, opportunamente dimensionati e disposti, devono seguire alcuni specifici criteri, tra i vari mi limito a segnalare l'opportunit√† che siano contrapposti e, ove possibile, lungo la direttrice nord-sud per garantire un maggior tiraggio.


Nel caso di vespaio aerato con ghiaia l'aria in realtà passa attraverso gli interstizi che si formano tra la ghiaia stessa. Questa soluzione è tuttavia non consigliabile per il concreto rischio che l'aria non circoli in modo opportuno, se non realizzando (a mano) dei cunicoli di ventilazione ove l'aria possa trovare la via (inutile dire che si tratta di un lavoro lento e costoso).


La soluzione senz'altro migliore e pi√Ļ praticata √® la seconda: il vespaio aerato con "igloo".
Si tratta, ovviamente dopo aver demolito il pacchetto di pavimentazione e sottostante basamento e dopo aver scavato fino ad opportuna quota (da valutarsi caso per caso), di creare un piano d'appoggio regolare gettando uno zoccolo di malta (magrone).
Su questo piano d'appoggio, ad asciugatura avvenuta, vengono posati delle sorte di "ragni" o "igloo" in materiale plastico, che hanno la caratteristica di poggiare su quattro piedini, di incastrarsi tra loro e di creare sotto la loro "pancia" una camera d'aria in continuit√†.


Tra un elemento igloo e i suoi adiacenti la camera d'aria non viene mai ostruita o interrotta e l'aria che entra dai fori di aerazione e viene indirizzata in questo spazio vuoto può liberamente circolare e uscire dai fori opposti, se il tiraggio è stato ben progettato.
In questo processo, come ho già detto, viene evacuato anche eventuale gas radon, che deve comunque essere contenuto, in modo che non risalga negli ambienti, tramite l'apposizione dell'apposita barriera anti-radon.



la fase successiva è la realizzazione del vero e proprio piano, gettando nuovamente calcestruzzo armato con opportune reti elettrosaldate.





Viene cio√® realizzata la nuova soletta, che andr√† progettata prevedendo, ad esempio, la posa di un materiale non comprimibile che isoli termicamente la soletta stessa e gli ambienti dal freddo sottostante e il pacchetto impiantistico (tra cui, volendo, anche pannelli radianti).



Separare la soletta dal terreno crea una discontinuità indispensabile per evitare risalite capillari di acqua e umidità.



Per quanto riguarda il dubbio che le murature perimetrali continuino a "pescare" acqua dalle fondazioni, anzitutto va valutata qual è la causa per la quale vi è umidità nelle murature e ne vanno considerate l'entità e le condizioni del sito.

In secondo luogo, è sempre buona norma risanare le murature interessate da fenomeni di risalita dell'umidità utilizzando intonaci con prestazioni specifiche; nel caso di specie intonaci deumidificanti.
O forse farei meglio a parlare di "ciclo di intonaci", dato che si tratta di una combinazione di pi√Ļ prodotti che vanno messi in opera seguendo specifiche tecniche fornite da ogni produttore.

Se investire in immobili è il tuo focus, ti consiglio di scaricare la guida nella quale ho raccolto una serie di consiglia "da tecnico" che ti possono essere utili!


Un caro saluto,
Federica Brodini

Destinazione d'uso: cos'è

In questo post cercherò di sintetizzare cosa si intende quando si parla di "destinazione d'uso" e perchè è importante conoscerla e capire cosa la determina.
Se stai acquistando un immobile, oppure vuoi fare il cambio di destinazione d'uso o, ancora, pensi che il Catasto ti dica qual è la destinazione d'uso di un immobile, ti consiglio di continuare a leggere!

La destinazione d'uso di un bene immobiliare è ciò che identifica la funzione di quel bene, ovvero lo scopo per il quale è stato progettato e per il quale la Pubblica Amministrazione (il Comune, per intenderci) ne ha autorizzato l'edificazione.

Il Decreto 33/2014 identifica 5 destinazioni d'uso:

1) residenziale: immobili la cui superficie è utilizzata prevalentemente per uso abitativo

2) turistico-ricettiva: hotel, strutture ricettive di vario genere, campeggi, ostelli

3) produttiva e direzionale: industrie, laboratori artigianali, studi professionali, uffici, sedi di banche e società di servizi

4) commerciale: negozi, attività commerciali in genere, bar e ristoranti compresi

5) rurale: agriturismi, allevamenti, strutture destinate alla produzione agricola, alla coltivazione, abitazioni rurali, serre.
Attenzione, ciò che determina la destinazione d'uso non è l'effettivo uso che il proprietario fa del bene, bensì la destinazione che a livello urbanistico gli è stata assegnata, previa richiesta in fase costruttiva.

Se nel corso del tempo si desidera cambiare la destinazione d'uso di un fabbricato o di sue parti, devi sapere che in linea generale il cambio di destinazione d'uso è ammesso solo se:

Cambio destinazione uso con opere

In questo articolo ti racconto di uno dei miei ultimi lavori, che può darti degli spunti importanti per la ristrutturazione.

Ti consiglio di leggerlo se stai pensando di fare un investimento che comporti la ristrutturazione di un immobile che non sia residenziale, da trasformare in residenziale.

Ciò che ti racconterò sono infatti sia i passaggi che le criticità che è meglio conoscere per avere consapevolezza delle limitazioni che incidono sui progetti e sulla loro realizzazione.

Questa ristrutturazione nel cuore di Brescia è stata una bella avventura iniziata con la consulenza per l'acquisto di questo immobile.

Si trattava di un deposito/magazzino di un negozio e necessitava pertanto, affinchè potesse diventare un'abitazione, di un cambio di destinazione d'uso con la realizzazione di opere (come potrai facilmente immaginare...Ok il trend loft, ma un magazzino è un magazzino!).


L'ambiente era unico, con solo un piccolo bagno di servizio.

Il primo passo è stato aver certezza che il magazzino potesse essere convertito in abitazione, dal punto di vista burocratico ancor prima che pratico.

Non è sempre detto, infatti, che questa conversione si possa fare!

Il secondo step è stato avere un'idea iniziale dell'ordine di grandezza di oneri di urbanizzazione e costo di costruzione.

Infatti alcuni interventi edilizi possono essere realizzati solo pagando la differenza tra gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria della destinazione di partenza e quella di arrivo.

Ogni Comune ha facoltà di normare sul tema, stabilendo le somme al mq che vanno corrisposte.

Come evitare i rischi se sei un Investitore Immobiliare

LO DICIAMO?

Massì, oggi la dico!

Non me ne volere, se sei imprenditore o investitore immobiliare, ma oggi voglio aprire il vaso di Pandora.

Voglio condividere con te alcune riflessioni (se vuoi approfondirle anche tu, prenota 20 minuti al telefono con me) sulle quali mi confronto con i miei investitori immobiliari e le motivazioni, le spiegazioni che do quando mi chiedono:

"Perchè mi fai fare questa cosa che non fa nessuno?"

"L'agente immobiliare mi ha detto che non hai mai visto fare questo"

"Ho sentito dei colleghi investitori e mi dicono che non lo hanno mai fatto!".

Le premessa di questo discorso sono:

  • tratto i tuoi soldi e i tuoi interessi come fossero miei (non ti chiederei mai di buttarli in qualcosa di inutile)
  • "si √® sempre fatto cos√¨", "non l'ho mai fatto" non sono risposte con fondamenta tecniche.

Detto questo, andiamo al dunque in modo sintetico.

Con ogni probabilità se sei qui:

  1. Ristrutturi per rivendere
  2. Hai un budget da rispettare
  3. Ogni intoppo è un costo
  4. Non vuoi avere problemi con l'acquirente
In molti si focalizzano sui punti 1, 2 e 3, senza pensare che ormai l'acquirente finale ha a sua disposizione INFINITE possibilità di informazione, rese accessibili non solo dalla conoscenza personale o dalla sua rete di conoscenze (tutti conosciamo almeno un geometra, architetto o ingegnere, giusto?), ma anche dall'online.

Dai video, dalle piattaforme dove chiedere consigli a degli esperti, dai forum, dalla divulgazione tecnica egregiamente prodotta da molte piattaforme web dedicate non solo ai professionisti del settore, ma anche ad un'utenza che, senza competenze specifiche, vuole chiarirsi le idee su alcuni temi tecnici.

E veniamo per questo al punto 4.

"Non vuoi avere problemi con l'acquirente" è un concetto che alcuni (soprattutto i neofiti dell'investimento immobiliare) ritengono sia circoscritto solo all'immediato.

Ad esempio, "Non voglio che il compratore avanzi pretese in fase di lavori in corso" oppure
"Non voglio che il compratore faccia questioni sul colore delle pareti o sul parquet che ho già ordinato" o, ancora, "Non voglio che ci siano imperfezioni e difetti visibili".

In realtà però il pericolo maggiore non è la questione che può sorgere nell'immediato o nel breve termine, non è ciò che è visibile ad occhio, ma spesso è il problema che emergerà a immobile venduto.

E non credere che la cosa non ti riguardi...
Ormai sempre pi√Ļ spesso come tecnici ci capita di fornire consulenze a clienti privati che, acquistato un immobile ristrutturato, lamentano difetti emersi abitandoci o non  dell'immediatezza dell'acquisto: fessurazioni nei pavimenti, formazione di muffe, rumori che filtrano dall'esterno o dall'unit√† immobiliare del vicino, ecc.
Su chi si rivalgono, se non su chi li ha realizzati, anche se si tratta di un "privato", che aveva comunque la responsabilità di farli eseguire a regola d'arte?

Uno dei motivi di queste (spesso valide e condivisibili) lagnanze è il fatto che si è omesso qualcosa.
Qualche esempio?


  • non sono stati installati serramenti acusticamente adatti a quella specifica zona
  • non √® stata isolata acusticamente quella controparete
  • non √® stato posato il tappetino fonoassorbente nel rifacimento del massetto (e se il vicino dell'unit√† sottostante lamenta di sentire i miei passi ha ragione)
  • lo scarico del wc non √® stato correttamente posato, adottando accorgimenti di abbattimento acustico in modo da non arrecare disturbo mentre ho ospiti a tavola e uno di loro va in bagno
  • non √® stato installato il silenziatore acustico nelle prese di aerazione e ogni minimo rumore filtra (anche se apparentemente non dovrebbe...)
  • il battiscopa √® stato posato in modo solidale al pavimento (mandando in fumo tutti gli accorgimenti adottati per desolidarizzare!)
  • l'isolamento termico di quella parete/controparete (o del "cappotto") √® stato fatto "a sentimento", perch√® il pittore dice che sa come farlo (ma non come calcolarlo, n.d.r.)

Conviene affidarsi al Tecnico dell'Impresa?

Sei un investitore immobiliare e acquistare, ristrutturare e rivendere è il tuo business e, giustamente, vuoi ottimizzare i costi.

Scegliere il Tecnico "suggerito" dall'Impresa è la strada giusta?

Non credo di avere la verit√† in mano per poter dare una risposta univoca a questa domanda (voce fuoricampo: ma forse la Deontologia professionale e il buon senso una risposta l'hanno!), ma mi limito a fare qualche riflessione insieme a te facendo riferimento ad articoli riportati nel Codice Deontologico degli Ordini professionali.


Dal Codice Deontologico dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia:
art. 21.1

L’ingegnere non svolge prestazioni professionali in condizioni di incompatibilit√† con il proprio stato giuridico, n√© quando il proprio interesse o quello del committente o datore di lavoro siano in contrasto con i suoi doveri professionali.

Si tratta di un concetto ricorrente nei Codici Deontologici di tutte le figure professionali (ing., arch., geom.) indipendentemente dall'Ordine di appartenenza.

Altri Ordini sono forse pi√Ļ diretti ed espliciti in merito!
Ne cito uno...

art. 32.c.1 Codice Deontologico dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari:

Costituisce indebita interferenza tra interessi economici e professione, rilevante ai sensi degli art.5 e 6, il comportamento del Professionista che stabilisce con Imprese e Società patti attinenti i servizi da queste ultime, rese a favore del proprio committente.

In buona sostanza il concetto che viene veicolato è che il Tecnico ha il dovere professionale e deontologico di tutelare al 100% gli interessi del Committente, senza interferenza alcuna, di alcuna natura (interessi economici, professionali ecc.).

In sostanza, se ti stai ponendo la domanda iniziale, mi limiterei a chiedermi:

  • Questo professionista potr√† essere completamente indipendente e imparziale?
  • Mi sentir√≤ tutelato/a:  mi segnaler√† errori, difformit√† di esecuzione dell'opera da parte dell'impresa?
  • In cantiere questo professionista sar√† il mio braccio, il mio occhio, la mia bocca?
  • Avr√† come unico scopo il mio interesse?
In tutto ciò, non c'è forse il rischio che, con la convinzione di risparmiare, si vada invece incontro ad un braccio di ferro dove non c'è un VERO "soggetto terzo" che vigili sull'operato di impresa e artigiani vari, senza valutare la convenienza di talune scelte per alcuni di loro?

Passo e chiudo!
Per una consulenza, per capire se posso essere il "non Tecnico dell'Impresa" adatto a te, facciamo quattro chiacchiere.



Cambio di destinazione d'uso SENZA opere

Quello di cui tratterò in modo sintetico in questo articolo è una procedura amministrativa che spesso capita di dover fare a chi si occupa di investimento immobiliari.

Non è inusuale, infatti, voler trasformare un immobile direzionale in residenziale o viceversa.

In questo caso parleremo di una trasformazione che non richieda opere di natura edilizia; quindi il caso di un intervento leggero, come potrebbe essere la trasformazione di un'abitazione in uno studio professionale.

Diverso √® il caso pi√Ļ "massiccio" laddove siano richieste opere, delle quali tratter√≤ in altro articolo dedicato.
Il cambio di destinazione d'uso senza opere dunque è, anzitutto, una procedura di natura urbanistica, alla quale si fa seguire la regolarizzazione dal punto di vista catastale.
Si tratta di una procedura amministrativa che viene definita "semplice", ma che di fatto richiede comunque l'ausilio di un tecnico.
Anzitutto devono essere fatte le opportune verifiche di natura urbanistica, per appurare se lo strumento di pianificazione urbanistica consenta quel tipo di destinazione nella specifica zona e, pi√Ļ ancora, nel fabbricato interessato.

La procedura che sto per descrivere è relativa a Regione Lombardia e fa riferimento alla L.R. 12/2005, art. 52.
Per altre regioni, fare riferimento alla specifica normativa di zona.

Successivamente, a verifiche andate a buon fine, va considerato se negli ultimi 10 anni (a ritroso, dunque) sull'immobile sia stati effettuati interventi edilizi (quindi attività edilizia che vada oltre la semplice ordinaria manutenzione).
Nel caso in cui siano stati eseguiti lavori andrà corrisposto il contributo di costruzione nella misura massima relativa alla nuova destinazione (es. direzionale).
Diversamente il contributo si "limiterà" a colmare la differenza onerosa (oneri di urbanizzazione primaria e secondaria) tra la vecchia destinazione d'uso e la nuova destinazione d'uso (es. oneri direzionale - oneri residenziale). Essi variano a seconda delle quote per mq. stabilite dall'Amministrazione Comunale.

Nel caso del passaggio inverso, da direzionale (esempio uffici) a residenziale, solitamente il "saldo" è in negativo, quindi non è dovuto alcun contributo.



Un punto cruciale è la verifica degli spazi da destinarsi a parcheggio.
Nel passaggio da residenza ad ufficio l'unità immobiliare in qualche modo può generare un aggravio del carico urbanistico, per esempio con il transito e la sosta di un numero maggiorato di automobili.

Per tale ragione è richiesto di verificare che vengano rispettate o che in alcuni casi vengano maggiorate le superfici a parcheggio.
Ciò in base a quanto previsto dallo strumento di pianificazione territoriale, che normalmente le determina in percentuale rispetto alla superficie lorda di progetto del fabbricato nel suo complesso.

Altro nodo critico, accertarsi che siano rispettati i requisiti di abbattimento delle barriere architettoniche, che possono essere differenti a seconda della tipologia di attività che si andrà ad insediare nei locali.
Si spazia dall'accessibilità, alla visitabilità passando per l'adattabilità.


Anche in questo caso credo appaia chiaro che sia indispensabile avvalersi di un tecnico che si sappia districare trasversalmente in materie che vanno dall'urbanistica all'edilizia, con una chiara conoscenza della (sempre trascurata...) normativa in tema di barriere architettoniche...che in questo caso ha un ruolo non trascurabile nel determinare se la conversione d'uso si possa o meno fare!


Infine la pratica dovrà essere corredata da una serie di documenti, qui di seguito elencati a puro titolo informativo, ma da verificarsi caso per caso e Comune per Comune:


- Copia estratto del P.G.T.;
- Copia della planimetria catastale;
- Copia della visura catastale;
- Planimetria quotata dell'immobile, indicando destinazioni d'uso dei locali, superfici, rapporti aeroilluminanti, posizione dei sanitari, eventuali canne fumarie.

L'accessibilità come valore aggiunto

Ormai qualche anno fa, in un caldo mercoled√¨ di marzo, discutevo la mia tesi di laurea la cui tematica era la compatibilit√† tra il recupero/ristrutturazione e il Design for All, ovvero l’accessibilit√† del progettato.

Mi rendo conto che negli anni il mercato mi ha dimostrato che il Design for All interessa a pochi.
Lo chiamano Universal Design, ma di Universale, semplice, intuitivo, equo ha ben poco.
Eppure, mi dico, la sua applicazione in ambito edilizio porterebbe tali benefici che potrebbero essere anche differenzianti nel panorama dell’offerta immobiliare.

Credits

Forse quello che spesso si ignora e sottovaluta è che tutti invecchieremo, che tutti potremmo romperci una gamba, dover trascorrere del tempo su una sedia a rotelle, avere un figlio e doverlo trasportare nel passeggino, avere difficoltà motorie o di percezione, di qualsiasi natura.

Se √® vero che l’appartamento da ristrutturare in condominio senza ascensore (o senza nemmeno la possibilit√† di prevederlo) non tra beneficio da una progettazione di questo tipo, il fabbricato che presenta gi√† elementi di accessibilit√† s√¨, se si interviene solo su un’unit√† immobiliare.

Chiaro che il discorso cambia se l’intervento √® ben pi√Ļ ampio ed √® rivolto al fabbricato nel suo complesso: in tal caso fare Design for All √® una concreta possibilit√†.

Invece il tema dell’Accessibilit√† √® ancora visto come un inutile balzello.

Una tavola da imbastire “alla bell’√® meglio” tanto per presentare la pratica edilizia, spesso senza avere la completa conoscenza di quello che si fa e della norma che sta dietro.
Con  soluzioni che dovrebbero dare una rappresentazione di accorgimenti per rendere facilmente adattabili i locali ad esigenze specifiche, ma in realt√† sono “campate per aria” e significherebbero ri-ristrutturare il tutto.

Una sorta di stuccatura per sistemare i difetti.

Quando invece il “Progettare per Tutti”  √® una “progettazione per l’individuo reale, inclusiva ed olistica, che valorizza le specificit√† di ognuno, coinvolgendo la diversit√† umana nel processo progettuale” (cit. DFAItalia, che vi invito a visitare).

Tra qualche giorno riapriranno i cantieri e inizieranno nuove sfide.

Una di queste per noi progettisti credo possa essere “educare” i nostri Investitori, i nostri Clienti dando loro gli strumenti necessari per capire quali potrebbero essere i vantaggi del progettare in maniera olistica, a 360°.

Lo fanno in molti? No.
Richiede investimenti aggiuntivi? No, √® solo uno sforzo progettuale (chiaro, non parlo di casa domotica…quella li richiede)

Può essere un valore aggiunto? Io credo di sì.


Ristrutturazione senza togliere pavimenti

La domanda alla quale risponderò in questo articolo è:

√ą POSSIBILE RISTRUTTURARE UNA CASA  SENZA SNATURARLA, SENZA DEMOLIRE I PAVIMENTI?


La la risposta pi√Ļ comune che ti sentirai dire √® NO, ma non √® la vera risposta...

Ci√≤ che normalmente accade quando si ristruttura una casa o un appartamento √® quello che vedi nell'immagine qui sotto: i pavimenti e gli strati sottostanti (il sottofondo e il massetto) vengono rimossi per provvedere al rifacimento degli impianti, recuperando i necessari centimetri per il loro passaggio.

Successivamente si coprono gli impianti con una gettata di calcestruzzo, fino a creare un nuovo piano perfettamente orizzontale sul quale posare la pavimentazione.

Questa pratica √® vivamente consigliata nei bagni, dove c'√® un significativo passaggio di tubazioni (scarichi, tubi che portano acqua corrente, passaggi di impianto elettrico).




Sicuramente, in linea generale, è la soluzione che meglio garantisce un lavoro a regola d'arte e la planarità del nuovo pavimento.




In bagno la mole impiantistica √® cos√¨ consistente che vale senz'altro la pena di rimuovere completamente gli strati di cui abbiamo parlato sopra per potersi muovere con comodit√† con l'impiantistica e garantire le corrette pendenze agli scarichi.


Una soluzione alternativa √® quella di demolire solo parzialmente i pavimenti e gli strati sottostanti.


Home Staging vs Home Staging Virtuale

In questo articolo metterò a confronto l'Home Staging, così normalmente viene inteso, con l'Home Staging Virtuale.

Faccio una premessa: mi sono interessata di Home Staging fin da tempi non sospetti, qualche anno fa ormai.
Feci formazione nell'ambito Home Staging, partecipai anche alla vita associativa di un nutrito gruppo di home stager e fu un'esperienza indubbiamente arricchente.

Ciò detto, pendo si potermi sbilanciarenel fare un confronto tra Home Staging e Home Staging Virtuale.



Home Staging Virtuale: lo chiamiamo render?

Iniziamo con il dire che quando si pensa ad Home Staging Virtuale spesso lo si liquida come "render".

Se è vero che un possibile strumento per fare Home Staging che non sia fisico è lo strumento del rendering, è pur vero che non basta.

Immobili di pregio

Premesso che:
1. esiste un target Cliente che apprezza i pavimenti d'epoca, anche non necessariamente di valore, ma comunque di pregio decorativo
2. non esiste la "formula magica" e non si può pretendere di cambiare la distribuzione delle stanze mantenendo intonsi tutti i pavimenti
ci sono comunque trucchi e strategie per conservarne parte (o buona parte) a seconda del grado di intervento.
Ciò che fa veramente la differenza è progettare fin da subito nell'ottica di non voler disperdere tutto il passato.


Al contrario si deve impostare una progettazione mirata, specifica per le caratteristiche architettoniche o decorative che si desidera mantenere.
Ci√≤ che √® fondamentale fare sempre (ma in questi casi pi√Ļ che mai!) √® l'analisi preliminare della situazione: una sorta di diagnosi, che prevede poi la definizione del percorso da seguire per raggiungere l'obiettivo.
Questo step consente di non allocare inutili risorse nella sostituzione di tutti i pavimenti (cosa che magari non si vorrebbe affatto fare!) e soprattutto di non trovarsi nella condizione di doverlo fare per forza, rinunciando ad un Cliente in target, di alto livello.

Progettazione nel momento della distanza

In questi giorni di forzato e doveroso arresto ho pensato di dedicare del tempo anche a rivedere la fluidità del mio modo di lavorare.
Oltre che alle attivit√† professionali che posso esercitare senza uscire dallo studio (progettazione, computi metrici...) di lavori per i quali avevo gi√† effettuato il sopralluogo, mi sto dunque prodigando a rendere pi√Ļ snello il mio modo di lavorare.
Al momento ho scaricato qualche piccola App, che può venire in aiuto nella professione.
Quello che ho capito da questa esperienza è (anche) che lavorare in cloud aiuta moltissimo...
Quali sono le migliorie che ho introdotto?
Le condivido, con l'auspicio che altri colleghi progettisti o, in generale, professionisti, vogliano condividere le loro.
1) Google Drive: immancabile: ogni Cliente ha accesso alla sua cartella con me condivisa, dove carico materiale di utilità (PDF delle tavole, documenti vari, fotografie di cantiere, catastali ecc...)
2) APP "Ufficio Web": per registrare i sopralluoghi in cantiere, come Direttore Lavori.
Posso caricarvi osservazioni, conformità/difformità, annotazioni, prescrizioni e fotografie.
3) APP "atWorK": per tenere traccia delle ore di lavoro dedicate ad ogni attività, specificando di cosa mi sono occupata.
4) APP "GroupCal" o anche Google Calendar: in entrambi i casi generano un calendario che si può condividere con il Cliente (in particolare l'investitore immobiliare e con impresa e artigiani), integrabile anche con iCalendar. Sembra un banale calendario, ma la sua "forza" sta nel consentire una visualizzazione che ricorda il Cronoprogramma (il diagramma di Gantt).
Quindi, di fatto, se ad es. dal 3/4 al 9/4 in cantiere deve intervenire l'idraulico, sul calendario vedrò una "barra" colorata con scritto "idraulico" e potrò specificare le lavorazioni che esegue.
Insomma, un semplice e agile cronoprogramma a portata di cellulare e, soprattutto, di tutti gli attori. Per non costringere gli altri a scaricare o acquistare APP specifiche per Gantt.
5) APP "Zoom meeting": per fare videoconferenze (anche registrabili) che consentano di condividere anche il desktop. Utile per discutere in tempo reale modifiche ai progetti in corso.
Un'altra cosa che sto facendo in questo periodo, oltre a portare avanti lavori già in corso ed eseguibili dal pc, è fare Studi di Fattibilità "a distanza" e "in tempo reale" a 4 mani con il cliente.
Con la condivisione del mio schermo io e il Committente possiamo lavorare "a 4 mani" su una planimetria catastale abbozzando idee e modifiche, che sono utili anche per un'analisi dei costi di massima, in fase di fattibilità.
Il tutto viene effettuato nel corso di una videochiamata o di una semplice telefonata: basta che il mio interlocutore abbia un pc, un tablet o uno smartphone a portata di mano.
Anche lui/lei in tempo reale potrà apportare modifiche, indicare o evidenziare elementi sulla planimetria, proprio come me, durante la nostra chiamata.
Mostro ci√≤ che accade nel breve video di 4 minuti :-) che trovi qui sopra ūüĎÜūüĎÜūüĎÜ